loveweb

Nonostante la primavera inoltrata le temperature non accennano ad alzarsi per dare a tutti il meritato tepore. Anzi. Grandine, pioggia e vento rovinano a molti gli agognati weekends.

Tale clima sembra dominare anche nella primavera del “mobile web” che se prometteva ubiquità, semplificazione e maggiori economie di scala invero, per ora ha creato un clima rigido fra due delle più affermate aziende leader del web: Apple e Adobe. Visitando le loro “home pages” (almeno oggi 17 maggio 2010)  ve ne rendete subito conto: sul sito Apple appare in homepage una grande icona “Thoughts on Flash” che porta ad una lettera recente di Job Steve sul tema (in pratica una dichiarazione di guerra o un necrologio anzitempo…) sul sito Adobe invece una dichiarazione di amore con tanto di grafica accattivante per il web, per la libertà di scelta, per la possibilità per i 3 milioni di sviluppatori di scrivere il codice una volta sola per tutte le piattaforme e device. Gli stessi siti web e le loro home page hanno in parte ridotto la loro funzione “marketing” per supportare questa contrapposizione “epocale”.

Ma molti si chiederanno quale sia stata la causa scatenante di tale contrasto cosi netto: infondo le due aziende hanno collaborato molto nel tempo ed Apple è stata cliente di Adobe e insieme hanno fatto vari prodotti “figli”  (ad esempio vi ricordate lo standard postscript per tutte le stampanti Laser Apple?).

Beh, la causa, sempre a modesto avviso dello scrivente,  ha un nome ben preciso: l‘IPAD. ipad

Proprio recentemente ho avuto modo di “giocarci” per un po’ apprezzandone i “pro” e i “contro” cercando di focalizzarne le “killer application”. Son andato subito su un sito contenente milioni di riviste colorate da sfogliare on line che pensavo fosse “cool” fare con il multi touch rispetto al mouse ma ho dovuto constatare che era richiesto un plug ins flash non supportato dall’IPAD e cosi appariva una schermata vuota, tale sensazione di disorientamento l’ho provata per molti altri siti non ultimo il mio stesso (www.marinuzzi.it) per il quale molti blidgets or widgets non sono visibili su IPAD.

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Ma cerchiamo insieme di capire quale è il problema, quali siano gli schieramenti e che cosa potremmo aspettarci a breve e a lungo termine.

Leggendo la lettera succitata sembra che la Apple contesti allo standard Flash e alle soluzione correlate una prestazione  non ottimale con conseguente maggior consumo delle batterie e poca predisposizione alle interfacce multi touch dei nuovi device del “mobile web”. Le cattive prestazioni sarebbero imputabili al fatto che lo standard usato per la codifica dei video non è aggiornato come il recente H.264 che può esser decodificato direttamente a livello hardware. Per la grafica web viene promosso  lo standard “aperto” HTML5 e l’ambiente  WebKit adottato da molti produttori di smartphone come alternativa a quello “proprietario” FLASH.

Apple dice ad Adobe che lo standard “Flash” non è aperto perché c’è una sola azienda che ne ha la responsabilità sullo sviluppo, pricing, ecc… rispetto all’HTML 5 per il quale è previsto un comitato di aziende fra le quali c”e Apple. Adobe ribatte dicendo che il mondo “Apple” è chiuso ed impone agli sviluppatori un “doppio sforzo”. Apple ribatte che solo sviluppando “ad hoc” per le sue piattaforme si possono offrire agli utenti le notevoli potenzialità hardware dei suoi device; altrimenti il “middleware” prodotto da terzi potrebbe costituire un collo di bottiglia per rilasciare agli utenti finali i “mips” e le prestazioni dell’hardware Apple (schermi multi touch veloci, basso consumo delle batterie, ecc..): ovviamente aggiunge i numeri del suo mercato  di utenti e di applicazioni (200.000) facendo capire che proprio un orticello non è!

Se poi confrontiamo i tempi veloci di crescita del mercato delle applicazioni Apple rispetto a quelli Adobe ci rendiamo conto che ogni scenario è possibile. Sempre a nostro modesto avviso se è vero che gli sviluppatori tendono ad ottimizzare i tempi di sviluppo e ormai da 40 anni sono abituati a non vedere “direttamente” l’hardware ma un middleware che gli semplifichi il rilascio dell’applicazione rispetto alla molteplicità sottostante di hw, sistemi operativi, database e quant’altro, è vero anche che soprattutto in questo periodo di crisi cercano sempre più occasioni ed opportunità di “monetizzazione” dell’opera. Da questo punto di vista il “mercato delle applicazioni” Apple (The Apple App Store”) ha tempi medi di accettazione delle nuove applicazioni inferiori alla settimana e milioni di utenti paganti un prezzo medio di alcuni dollari: il tutto è avvenuto fino a ieri prevalentemente tramite Iphone sfruttando le capacità di “fatturazione” delle reti mobili cellulari, la clientela pagante, invece, è stata creata anche grazie al mercato dei brani musicali con iTunes e Ipod e non è un caso che l’IPAD non appena acceso la prima volta  cerchi subito una copia di iTunes.

D’altra parte proprio la caratteristica “chiusa” di questo mercato applicativo che permette tali efficienze ne rappresenta anche il “limite”: se un’applicazione non “piace” ad Apple non viene pubblicata e ci sono stati vari casi al riguardo coinvolgenti anche Google (ad esempio le applicazione voice di Google). Sulla procedura di “approvazione” delle applicazioni da inserire sul mercato App Store si possono cosi scontrare diversi modelli di business che prevedono fatturazioni e monetizzazioni in momenti, processi ed “utenti diversi.picture-551

Semplificando da una parte abbiamo il mercato “tradizionale” ed aziendale che qui per brevità chiameremo del “web maturo“: quello che siamo abituati ad utilizzare fatto di reti per lo più fisse, PC sotto la scrivania con sistemi operativi Microsoft e talvolta Unix o Linux, connessi talvolta a sistemi su piattaforme aziendali (mainframe, dipartimentali e ultimamente cloud computing) e spesso “anonimi” grazie alle operazioni di virtualizzazione del desktop. Alla base c’e’  lo storico mercato IT.

Dall”altra parte abbiamo i mercati “emergenti” e “personali” che qui per brevità chiameremo del “mobile web“: sono per lo più su dispositivi mobili, con reti 3G proprietarie ( operatori telefonici) e/o WIFI, connessi fortemente all’identità dell’utente e spesso al suo “portafoglio” (ad esempio contenenti la SIM card). Alla base ci sono le recenti (dal 1990) evoluzioni del mercato della TLC verso la telefonia mobile.

Non è un caso che i due mercati si fronteggiano spesso sulle “applicazioni voip”. In altri termini abbiamo il telefono contro il pc per il dominio dell’attenzione dell’utente.

Il mercato del “mobile web” grazie all’integrazione con le reti 3G proprietarie che hanno ottimi sistemi di fatturazione, offre molte opportunità di monetizzazione per gli autori: i giochi flash per telefonino e le applicazioni per iphone sono solo alcuni degli esempi: è il paradiso degli autori e dei distributori.

Il mercato del “web maturo” invece spesso grazie alla completa “libertà”  ed anonimità delle connessioni offre moltissime opportunità di risparmio per gli utenti finali che trovano gratis financo contenuti protetti da copyright (fenomeno della pirateria) con danni all’industria correlata: è il paradiso degli utenti.

Sulla discussione della bontà in sè che lo standard sia “aperto” o chiuso si ritiene che è un problema mal posto. Nella nostra visione ci sono vari “livelli”  del mercato cosi come in una cipolla (con l’hardware a nocciolo ultimo) e l’esistenza di uno “standard de facto” su uno di questi livelli permette una forte concorrenza sui livelli limitrofi con grandi economie di scala a beneficio di tutti: utenti e autori. Il punto non è tanto la natura dello standard (aperto o chiuso) quanto la solidità dello stesso nel tempo per permettere lo sviluppo delle economie nei livelli limitrofi.

In momenti di “terremoto” e di movimenti tellurici come quello attuale con lo spostamento di intere faglie sono naturali i disorientamenti ed i riposizionamenti delle offerte.

Invero sono più di 20 anni che vediamo all’opera questa dinamica ormai collaudata: nell’1981 il PC IBM permise il fiorire di vari sistemi operativi (livello soprastante), dipoi l’affermarsi del sistema MS-DOS (Microsoft) creò i 2 mercati dei PC IBM Compatibili (basta che girava MS DOS) e quello delle applicazioni integrate  MS-DOS, di poi l’affermarsi dello standard proprietario Microsoft di  Windows (ver. 3) creò il mercato delle applicazioni windows (fatte tipicamente con visual basic) e sotto il mercato dei sistemi operativi che lo facevano girare (anche OS/2 in un tentativo disperato di sopravvivenza fu prodotto in una versione windows compatibile!), di poi l’affermarsi dello standard dell’HTML (puro testo) e del browser web creò i due mercati dei sistemi per la navigazione web (con la rinascita del mondo Apple) e quello delle applicazioni web in rete (con la rinascita dei sistemi Unix o dipartimentali nel settore server). Prima dell’HTML la grafica veniva creata “bitmapped” con oggetti “scolpiti” nel codice spesso pesanti per esser trasferiti su una rete a bassa capacità di banda e soprattutto dipendenti della specifica architettura hardware. L’HTML, con la sua potenzialità di specifica testuale di oggetti grafici permetteva la soluzione a tale dilemma: trasferire grafica e colori sul client attraverso una rete lenta e non sempre affidabile, di poi il browser in locale pensava a generare la grafica corrispondente a tale specifica HTML ed ad interfacciare l’hardware sottostante con la sua specifica versione. Lo standard evolse nel tempo per soddisfare le sempre maggiori esigenze arrivando financo a provar a sostituire o imitare i formati più complessi (ad esempio il .doc): di fatto un html snaturato fatto da migliaia di TAG del tutto illeggibile tant’è che nelle funzionalità di export verso l’HTML di Word fu prevista anche l’opzione “html filtered” ! Ed è proprio su questo terreno che si affermò universalmente lo standard del PDF (portable document format) che rispondeva all’ esigenza dell’utente di scambiare i documenti fra le piattaforme più variegate grazie all’introduzione di un livello di middleware che ne mascherasse la complessità e variazione nel tempo: il famoso lettore acrobat reader tipicamente gratuito per i lettori e a pagamento per gli autori. A suo tempo lo stesso standard “postscript” proposto dalla Adobe e adottato dalla Apple per le sue stampanti permise l’utilizzo delle stesse nei contesti più variegati (UNIX, AIX, Windows, Os/2, ecc…): era sufficiente avere la possibilità di stampare il documento a file in formato postscript e poi farne una “copia” sulla porta alla quale era attaccata la stampante (tipicamente LPT1 o LPT2). La natura “testuale” della specifica “grafica” rendeva il tutto possibile  (se aprite con un editor un file postscript trovate un testo “leggibile” e non caratteri ascii come in un eseguibile). La stampante doveva solo poter leggere un file “testuale” e decodificarlo per produrre la grafica cosi come attualmente fa il browser per l’html.  Ma una differenza c’era e non di poco conto: il formato PDF se da una parte garantiva la “portabilità” e l’isolamento del contenuto dai livelli sottostanti (c’era e c’è un plug ins pdf per ogni browser) d’altra non certo si basava su un formato standard “testuale” di specifica del contenuto stesso cosi come l’html e il postscript. Dopo i documenti gli utenti hanno sentito il bisogno di scambiarsi in modo “portabile” e trasparente dai livelli  sottostanti anche i flussi di bit fra cui i video, le animazioni, i giochi on line e così Adobe ha proposto la stessa architettura collaudata per i documenti con il lettore FLASH disponibile per tutte le piattaforme e come plug ins per tutti i browser: attualmente molti contenuti digitali sono offerti ed erogati agli utenti tramite tale piattaforma e/o altre connesse nella stessa filosofia suddetta. Tale standardizzazione proprietaria ha creato subito i due potenziali mercati limitrofi cosi come da modello: quello sopra delle applicazioni flash, dei blidgets, dei widgets, delle  mush-ups (reale e già attuale ) , e quello sottostante di tutti i device e sistemi “flash” compatibili (reale per i sistemi “fissi” e appena annunciato per i dispositivi mobili): è di pochi giorni fa la dimostrazione fatta di come gira flash 10.1 su Android 2.2d. Eccone il video:

Ed è proprio all’annuncio di questo nuovo mercato “sottostante” sui dispositivi mobile che è nata la “guerra” citata nel titolo con lo scambio di dichiarazioni durissime. In alternativa al FLASH viene proposto l’HTML 5 che , in quanto HTML, prevede specifiche “solo testuali” per la gestione delle componenti grafiche e multimediali che vengono “prodotte” dal livello sottostante dei browser web. Risulta pertanto interessante vedere il grafico della pagina HTML5 & CSS3 Readiness che rappresenta il livello di supporto delle varie innovazioni dello standard da parte dei vari browser: Internet Explorer e Firefox non lo supportano ancora nelle componenti relative alle animazioni e alle trasformazioni 3D mentre Safari è l’unico a supportarle entrambe. Crome, ad esempio, supporta soltanto le animazioni. Lo standard HTML5 è dunque, oggi,  più uno standard “annunciato” che uno standard “de facto” e lo stesso standard h.264 per i video era solo a gennaio scorso al 10% del mercato. Nonostante le sue potenzialità non può dunque sostituire e prendere il ruolo di FLASH tant’è che molti portali importanti (vedi Hulu) continuano a puntare su Flash per i nuovi rilasci.

D’altra parte Adobe, sempre a modesto avviso dello scrivente, non cogliendo il vero valore aggiunto dello standard in sè, non si sta concentrando  adeguatamente alla ottimizzazione e al miglioramento dello stesso in termini di prestazioni, affidabilità, sicurezza, ecc… piuttosto rincorre la prateria delle nuove “funzionalità” prestando il fianco a giusti attacchi provenienti non solo da Apple ma anche da Microsoft che gestendo i livelli “limitrofi” si trovano costretti a rincorrerla nelle versioni: io stesso ho avuto problemi con le versioni del  browser e le varie versioni 8, 9 di acrobatat reader e 9 e 10 di flash con spesso errori che mi hanno fatto disinstallare e reinstallare lo stesso middleware (reader) e/o il player Flash.

Di poi il mercato  del “mobile web” è in forte evoluzione e gli equilibri sono lungi dall’essersi definiti. Google con Android, Apple con Iphone, Nokia con Symbian, RIM con il suo sistema e Microsoft con Windows Mobile competono tutti in sinergia e talvolta in contrasto con gli operatori mobili locali (TIM , 3, WIND, AT&T, VODAFONE, ecc..): questi stessi talvolta vedono con paura alcuni dei primi che  tramite il supporto esteso delle reti “wifi” o del Voice over IP  rischiano di eliminare parte del fatturato (ogni telefonata diventa un traffico dati crittografato con beneficio anche della privacy: skype, fring, SIP, ecc…).

IPAD scende in campo in questo scenario dinamico dando un forte impulso all’esplosione della contraddizione che fin’ora era rimasta latente e relegata nei due “mondi” del “mobile web” e del “web maturo”. Gli utenti e gli autori hanno bisogno di “economie di scala” e questa contrapposizione non fa bene a nessuno dei due così come neanche la sbandierata “libertà” data dall’assenza di paletti e di standard “de facto” proprietario o liberi che siano.

Che proponiamo? Proponiamo ai contendenti una maggiore coscienza dei ruoli propri che i loro prodotti stanno “svolgendo” in questa dinamica del mercato permettendone una evoluzione proficua. Qui non si tratta di evitare discontinuità e rivoluzioni in sè che invece spesso sono proficue ed aprono nuovi scenari (vedi iphone), quanto cogliere lo spirito dell’evoluzione ed innescarne le sottostanti economie e sinergie di scala in un processo di sempre maggiore consapevolezza dell’utente che alla fine è sempre quello che sceglie se non il prodotto, il lago o il mare in cui nuotare.

Apple dovrebbe supportare anche FLASH e gli standard correlati condizionati a specifiche versioni e prestazioni dando cosi un impulso ad Adobe a far “bene” il suo attuale ruolo di depositario dello “standard de facto” e demotivandolo a rincorrere troppe variazioni e nuove frontiere. Dovrebbe supportare anche standard video non ottimizzati per la decodifica hardware magari facendo comparire un “pop-up” che avvisa l’utente e lo rende “cosciente” che quel formato offerto dal sevizio è “datato”  e non ottimizzato. Nel medio lungo periodo, ma non adesso, è normale che lo standard “de facto” torni ad essere uno standard universale “text based” in una ipotetica alternanza periodica con il formato bitmapped che dura dal tempo dei terminali 3270.

Adobe dovrebbe investire per una maggiore stabilità temporale e “spaziale” dei propri prodotti standard con l’apertura verso  standard più “aperti” come l’HTML5 con lo stesso approccio con cui i costruttori dopo aver messo i migliori ascensori realizzano delle scale di ferro di emergenza: il senso è “non ti preoccupare di questa potente automazione che ti fa fare 100 piani in 20 secondi perchè se non dovesse funzionare ci son sempre le vecchie e care scale (formato testuale) che tutti sanno usare”. Ovviamente se scendere significa vedere un video devo poter vederlo vedere con  la giusta efficenza magari senza tutti i contorni e le feature della versione flash (avanzamento rapido, markers, ecc…). soldi

I gestori di telefonia mobile, infine, dovrebbero metter i loro sistemi di identificazione e fatturazione a disposizione di TUTTI gli autori per un equo compenso degli stessi: almeno il 70% a chi produce o identifica i contenuti e il 30% a chi li distribuisce e li fattura. Basterebbe dare al SMS un microvalore economico decidibile dall’utente e bidirezionale. Le ultime direttive europee in campo finanziario stanno aprendo al riguardo scenari interessanti e già molti servizi possono esser fatturati su SMS.

I produttori di device mobili dovrebbero da una parte integrarsi maggiormente con le “persone”, il loro corpo  e il loro abbigliamento, dall’altra con le applicazioni finali utilizzate dalle stesse: ottimo l’esempio ad esempio per i nuovi telefonini per i giovani che supportano specificatamente una forte integrazione della rubrica con facebook bypassando ogni problema di strato software intermedio irrilevante per l’utente (browser, sistema operativo, middleware vari), ottimo, ad esempio,  l’esempio di successo della RIM e del Blackbarry focalizzato sulla lettura in mobilità della posta elettronica. Il device mobile non è un PC ed è usato negli scenari più diversi senza una alimentazione continua  e dunque non può e non deve tendere ad essere un sistema “universale” specializzato dal programma installato. In teoria posso pensare in futuro  di avere 3 sim e 3 sistemi di comunicazione mobile dati e voce integrati nei vestiti o nel corpo piuttosto che un unico mega sistema che fa le tre funzioni in modo inefficiente.

Questo appena espresso era il mondo “ideale”, quello che sarebbe auspicabile sia, quello reale e che si prevede sarà e dipenderà molto dal grado di consapevolezza degli utenti stessi sulla questione maturato magari attraverso gli stessi meccanismi di social network tipo facebook, linkedin ed altri. Pertanto vi invito a condividere e segnalare il presente post per contribuire nel piccolo ad un contesto più vantaggioso per tutti gli anelli della catena del valore dei contenuti digitali in rete.

F.Marinuzzi

PS. I loghi citati sono proprietà delle rispettive aziende. Le opinioni e i fatti espressi esprimono il personale punto di vista e non vogliono sostituire quanto affermato dai diretti interessati.

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