digital data lucchettoSi dibatte molto sulla cultura dei dati contro la cultura del documento. In questo si vuole affermare la natura dinamica e digitale del “dato” che può essere condiviso, trasmesso e facilmente archiviato rispetto a quella tipica e tradizionale statica del “documento” cartaceo. In effetti i dati nella PA rappresentano il grande patrimonio pubblico che se opportunamente valorizzati, scambiati e conservati possono indurre forti risparmi di costi e soprattutto di tempi per i cittadini che troppe volte si trovano ad essere soggetti passivi di scambio di dati fra amministrazioni che non comunicano fra loro.

D’altra parte di questi concetti e di queste idee se ne parla almeno da 10 anni e la cooperazione applicativa è una tecnologia ed una soluzione matura fin dagli inizi del 2000 ma ancora non si sono viste soluzioni di rilievo.

Ed allora perchè se ne parla tanto ma continuiamo a far muovere i cittadini da un ufficio all’altro? Dove è il vero problema? Che azioni posson esser fatte per cambiare il paradigma?

I dati di per se per esser gestiti, trasmessi ed elaborati necessitano di programmi software specifici che nelle modalità e tempi di esecuzione in un certo modo costituiscono gli schemi di decodifica e di interpretazione dei dati.

Si pensi all’aggiornamento e alla completezza della base dati per poter decodificare il senso dell’assenza di una informazione o di un record. Manca perchè non è stato considerato, si è perso oppure perchè giustamente quel dato non deve esserci?

I suddetti programmi, soprattutto nei sistemi principali che sono utilizzati dalle pubbliche amministrazioni vivono spesso in due forme: sorgente e binario. Il primo, il formato sorgente è un formato intellegibile dagli “umani” scritto in un linguaggio di programmazione comprensibile e modificabile, mentre il secondo è costituito da una sequenza di 0 e di 1 ed è pensato per esser compreso soltanto dall’elaboratore. Fra i due c’e’ un processo di “compilazione” che  non è reversibile. Nel senso che a partire dal codice binario è molto difficile se non impossibile risalire al codice sorgente che l’ha generato perchè durante la compilazione si sono perse molte delle informazioni.

In realtà anche il codice sorgente non è immediatamente intellegibile se non dotato di opportuna documentazione o se non strutturato adeguatamente ma qui il problema della sua comprensione e modifica è fattibile.

Risulta pertanto FONDAMENTALE per la PA avere la PROPRIETA’ dei sui codici sorgenti adeguatamente documentati nelle loro interrelazione fra loro e negli accessi ai dati  nell’interesse della qualità del tempo degli stessi.

Alcune volte si vede che nei contratti firmati dalla PA si lascia la proprietà del sorgente al fornitore costituendo una dipendenza massima dallo stesso che praticamente può fare qualcunque prezzo per ogni modifica in regime di assoluto monopolio. Un fornitore in tale situazione ha talmente tanto potere contrattuale che può, de facto, anche ostacolare i processi di integrazione e scambio dei dati che minerebbero il regime di monopolio sull’intero sistema informativo.

I sistemi informativi, i programmi software della PA capitalizzano investimenti di centinaia se non di migliaia di milioni di euro nel loro complesso e non sarebbe affatto pensabile e possibile riscrivere “ab origine” tutto il software necessario per garantire il pieno funzionamento. In linea teorica potrebbe esser pensato una sorta di “confisca del software” per fini di pubblica utilità nelle situazioni più patologiche o di blocco e dipendenza dell’amministrazione.

D’altra parte è anche importante che nella stipula dei contratti ICT da parte della dirigenza pubblica vi sia un’alta competenza tecnica in grado di prevedere e gestire le dinamiche suddette che sono sicuramente sconosciute a coloro che hanno avuto una formazione soltanto giuridica e non tecnica sul tema.

La PA deve valorizzare il  grande capitale umano presente sul mercato iniziando a riconoscere quelle figure che hanno già superato un esame di STATO di abilitazione per il settore ICT o meglio detto ingegneria dell’Informazione (DPR 328/2001) e richiedere posizioni similari in posti di responsabilità sul lato della fornitura.

La cultura è importante e l’alfabetizzazione digitale anche ma richiede energia tempo e determinazione. Nel breve potremmo già fare tanto spostando e promuovendo coloro che hanno le abilitazioni suddette e dimostrino un background professionale in attività contrattuali e di terzietà lasciano le figure più giuridiche a “supporto” delle prima tecniche. Di solito avviene il contrario e si dice per esigenze politiche e fiduciarie. Questo approccio funziona in tutti i settori a basso tasso di variazione e di complessità. Qui nell’ICT dove ogni sei mesi cambia l’ecosistema generale e lo spazio delle fattibilità economiche e temporali dei progetti non avere in posti decisionali soggetti con la giusta sensibilità e competenza tecnica è quasi una garanzia di insuccesso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Share on LinkedIn
Bookmark this on Delicious
Share on Facebook
Post to Google Buzz
Bookmark this on Yahoo Bookmark
Bookmark this on Livedoor Clip
Share on FriendFeed
Bookmark this on Digg

Comments are closed.

Curriculum vitae
Calendario
July 2020
M T W T F S S
« Jul    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  
Categories