Nell’ultimo mese di Dicembre con più di 2 miliardi e 700 milioni di visite il sito Facebook è diventato il primo sito di Internet scalzando il primato a Google. Nel grafico si può notare l’incessante crescita nel 2009 della linea verde che lo rappresenta. Tale fenomeno riguarda anche l’Italia dove  sempre più persone spendono almeno 5 ore a settimana nel social network  con delle implicazioni in termini di sicurezza non sempre cosi scontate.

Dal punto di vista dei rischi sulla sicurezza individuale implicati  dalla partecipazione al social network possiamo citare quello della  “fishing” o furto dell’identità con  impatti immediati sulla sfera sociale e della nostra reputazione ed onore: immaginate un soggetto che carpita la vostra password inizi ad inserire contenuti sul sito “sconvenienti” sia dal punto di vista sociale sia dal punto di vista “personale”:  alla velocità delle luce la vostra reputazione avrebbe un calo netto e sareste “condannati d’ufficio” senza appello in questo mondo di gossip e di scandali.  Come diceva il buon Pirandello qui si tratta della  reputazione “sociale” non della “realtà” delle cose e se tutti iniziano, per qualche input esterno o motivo, a pensare qualcosa di voi alla fine quella diventa la “vostra realtà” e forse fate prima ad allinearvi ad essa che combatterla  in modo improbabile! Vi sono sarebbero molti modi per proteggere la propria immagine da simili azioni ma attualmente non li vedo ne attuati ne raccomandati con il grave rischio di esporre milioni di connazionali a tali fenomeni. In quanto “piazza virtuale” di fatto stiamo delegandogli la nostra privacy e la nostra reputazione ed onore senza le dovute misure di sicurezza. Qualcuno potrebbe obiettare che tanto “quello che è scritto in Facebook non conta” ma andatelo a dire ai vostri amici se qualcuno/a inizia ad inventarsi, magari anche per solo gioco, relazioni e/o situazioni imbarazzanti e scandalistiche: l’ombra del dubbio vi seguirà per lungo tempo. 

fac

Invece in termini di sicurezza sociale, possiamo dire che oggi abbiamo una  banca dati fotografica mondiale sempre aggiornata di più  di 350 milioni di persone! Infatti nella maggior parte dei casi ognuno ha messo non solo molte sue foto ma anche dei suoi amici e delle sue feste conviviali. Qualcuno potrebbe obiettare che poche foto “innocue” nella propria “gallery” riservata agli amici son ben altra cosa di una banca dati dal sopore orwelliano. Invero ci sono dei software per il riconoscimento automatico dei volti e delle foto “simili” in rete che permettono automaticamente l’assegnazione dei nomi a tutti i visi presenti delle proprie foto, di quelle dei propri amici e cosi via ricorsivamente. In questo modo se si ha la foto del viso o l’identikit di un autore di un reato c’e’ una buona probabilità di identificarlo in automatico tramite il social network perché anche se lui non è iscritto direttamente è probabile che lo sia uno dei suoi amici che magari ha messo sul sito una foto collettiva con lui o in generale che sia stato ripreso da qualche telecamera pubblica  insieme ad altre persone presenti sul social network; quante volte siamo ripresi in luoghi pubblici, bar, banche,strade?  

Dopo la rivoluzione della telefonia mobile che “di fatto” identifica ogni persona in movimento sul territorio, il social network   facebook fornisce un ulteriore strumento inatteso di indagine contro i reati. Che presto inizi un business di “facce” alla Diabolik per sfuggirgli? Ai posteri la risposta.

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