concordiaUn tempo la consulenza e l’utilizzo del coaching erano ufficialmente motivati dalla necessità di importare un know-how critico e stategico per la crescita che non era presente in azienda o nella persona stessa.

Storicamente i settori più soggetti a tale motivazione sono stati quelli tecnologici, informatici e delle telecomunicazioni caratterizzati da un alto tasso di variazione nel tempo.

Invero il consulente o il coacher di successo svolgeva tutt’altro che un semplice e mero ruolo di depositario della conoscenza come se fosse un semplice libro parlante. La sua competenza applicativa era piuttosto fondamentale per il processo di acquisizione e di  scelta ma non certo per quello di erogazione del servizio. O meglio sicuramente tale competenza era ed è necessaria ma non costituisce la condizione sufficente di un servizio di successo. Perchè? E allora quale è la competenza e il ruolo fondamentale?

Abbiamo aperto questa breve nota con la foto dalla nave concordia arenata presso l’isola del Giglio. Molte volte anche le organizzazioni e le aziende più blasonate e le persone più brillanti possono arenarsi o spiaggiarsi proprio per una eccessiva fiducia a seguito di una fase di successo e di quasi monopolio del mercato. Costa Crociere non poteva certo dirsi una compagnia in crisi almeno prima dell’evento suddetto!

A quel punto hanno bisogno dell’energia e del ruolo attivo di soggetti esterni qualificati per rimettersi in asse e riprendere il largo.

Continuando la metafora è possibile che su internet si possa trovare tutto il know how di fisica e di ingegneria per capire e sapere COME si può rimuovere la nave da quello stato ma il fatto che si possa sapere ed assimilare in tempi brevi tutto quel know-how non implica affatto che si è in grado di applicarlo con successo nella finestra temporale a disposizione.  Tutti i processi e tutte le realtà vivono, infatti,  nel tempo che è l’unica risorsa che scorre continuamente e non ritorna.

Si consideri, inoltre, che la maggior parte delle volte il problema è organizzativo o, se a livello individuale, psicologico e decisionale come se la realtà fosse preda di una sindrome autolesionistica a vari livelli. D’altra parte se cosi non fosse non si ritroverebbe nello stato di bisogno presente. Non si tratta, pertanto neanche di mancanza di energia, forze o capacità oltre che know-how: il problema può essere molto più sottile e subdolo.

Quante aziende ed organizzazioni che invero non volevano cambiare perchè non ne avevano il coraggio abbiamo visto varare piani falsi e fallimentari di cambiamento con scelte a dir poco discututibili in termini di partner, risorse e qualità delle risorse messe in campo.

Nel settore pubblico è quasi la norma ma in tempi di crisi si vede questo pattern anche nel privato: i budget sono sottodimensionati, la qualità delle risorse umane è a dir poco discutibile e spesso è a ruota del budget allocato, le consulenze e gli apporti esterni sono demonizzati come se tutte fossero tangenti o pagamenti mascherati e cosi via.

Invero alla base del comportamento dei dirigenti o delle persone c’è una cronica mancanza di coraggio che può essere alimentata o dalle paure del fallimento o dal desiderio confortante di seguire la strada generale di tutti che porta all’inefficenza generalizzata. In Italia abbiamo poca produttività, non cresciamo, qualcuno dice che dovremmo rinunciare ad una settimana di ferie. Invero dobbiamo avere il coraggio di introdurre l’innovazione di processo e di strumento iniziando ad investire e a scegliere le persone giuste di valore che possono garantircela.

Seguendo un’altra metafora se abbiamo un dente che ci fa male è bene ricorrere ad un esperto esterno titolato e referenziato che opera grazie alla fiducia che gli accordiamo praticandoci una anestesia locale che è il contrario di quanto spesso avviene dove il “paziente cliente” dopo aver ossessivamente assorbito tutto quanto c’è in rete cerca di “competere” e validare ogni passo del professionista.

A valle della mia esperienza ventennale mi son convinto che il pagamento è fondamentale per definire tale rapporto di fiducia che poi è la chiave per poter risolvere le problematiche e far evolvere la situazione. L’anticipo del pagamento o la sottoscrizione di un contratto vincolante come atto immediato di volontà ridefinisce il contesto e da motivazione al soggetto di “arrivare fino in fondo” senza cercare facili scorciatoie od uscite premature. Ed è proprio l’esistenza del terzo e del vincolo o pagamento con questo e della fiducia che in lui abbiamo per risolvere lo stato doloroso attuale che ci motiva e vincola a rimanere “sulla poltrona quando si avvicina il trapano al dente!”.

Non è tanto il know how a fare la differenza quanto l’esistenza di un elemento esterno “stimato” (pagato) che viene seguito ed applicato nei suggerimenti che dice. Ovviamente tale soggetto deve avere un approccio sufficentemente dialettico e concreto per porsi in modo costruttivo e realista rispetto allo stato attuale del contesto di intervento. Deve saper identificare una roadmap con milestones di riferimento e tempi per il loro raggiungimento. Fornire delle mappe di orientamento, motivare il cliente e lottare empaticamente con lui nello sforzo della crescita o del riallineamento in asse!

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