Prendendo a spunto la “prossima” scelta che il governo e/o il ministro Madia sta per fare sul direttore dell’Agenzia digthitale per l’Italia viene naturale far due riflessioni sulle dinamiche delle scelte e dei tempi a loro connesse.

Il 3 giugno scorso  il direttore generale precedente, Ragosa, ha dato le sue dimissioni e ha ” manifestato la propria disponibilità a rimanere in carica fino all’insediamento del suo successore”. Soprattutto considerando il periodo “caldo” dovuto all’entrata in vigore il 6 giugno della “fatturazione elettronica” per tutti i fornitori della PA con un prevedibile e significativo  impatto organizzativo. Se da una parte ci sarà maggiore trasparenza e certezza sui tempi di pagamento, nell’immediato, soprattutto i soggetti esclusi dal mercato MEPA, avranno notevoli problematiche tecniche e non solo. Tanto per fare un esempio, colui che deve fare all’università una fattura per una attività episodica od economicamente contenuta dovrà dotarsi di tutto quello che la fatturazione elettronica implica?

Il 6 giugno scorso con grande tempismo veniva annunciato anche via twitter un bando per ricoprire la carica avente scadenza il 15 c.m. alle 23.59. Praticamente, escludendo i weekend poco più di una settimana lavorativa e pertanto da qualcuno definito “sprint” per i tempi di “apertura”, d’altra parte ampiamente pubblicizzato tempestivamente su tutti i canali web fra cui, appunto, twitter.

Il 16 giugno iniziano le valutazioni delle 154 candidature arrivate .

Il 26 giugno la rivista Wired faceva notare che il 25 maggio scadeva il tempo per la “logica dello spoil system” e ipotizza altre motivazioni nelle dimissioni di Ragose. Inoltre diceva testualmente che “La fretta è cattiva consigliera” e citava potenziali problematiche legali legate al DL 83 e alla procedura seguita per la scelta del nuov DG.

Il 30 giugno una testata di settore lanciava la notizia che la nomina era imminente nel consiglio dei ministri della giornata. Precedentemente la stessa testata aveva pubblicato una dichiarazione che la nomina sarebbe stata fatta entro Digital venice che inizia oggi, 7 luglio.

Fra “poche ore”  sta per  iniziare Digital Venice 2014 ed è “appena” iniziato il semestre europeo italiano; vediamo che in un convegno di martedì prossimo è schedulato un intervento ancora con il nome di Ragosa  come AGID e non è pervenuto alcuna nomina.

Il valore nei tempi della scelta

Il tempo “scelto” nelle dimissioni di Ragosa rivela una criticità correlata all’entrata in esercizio della fatturazione elettronica che di per sè richiede la massima attenzione soprattutto nelle prime fasi di “impatto” su tutto il mercato. Tant’è la gentile concessione a prestare il servizio fino alla “nomina” del successore.

Il tempo “scelto” per la durata del bando del nuovo DG è stato considerato da molti  “ridotto”, alcuni “sprint“, come per apprezzare il tempismo e la velocità di azione e decisione.

Il tempo che è “passato” fino ad oggi dal 16 giugno è da molti considerato “lungo” e comunque non in sintonia con il tempismo e la velocità dimostrata in sede di “bando”.

D’altra parte questo “tempo lungo”, per assurdo, sottolinea, semmai ce ne era bisogno, della nomina “aperta” e non “predefinita” del bando e dunque della ricchezza informativa delle risposte ricevute.

Il numero dei partecipanti che hanno risposto al bando nei suddetti tempi cosi brevi  (circ a 150) rileva criteri e condizioni di partecipazioni molto qualitative e poco vincolanti. Non viene richiesto, come personalmente si riteneva auspicabile se non addirittura necessario,  il superamento dell’esame di stato in materia (ingegneria dell’informazione, DPR 328/2001), non si prescrivono un numerdo “minimo” di anni di esperienza sul “campo”.

Inoltre l’aver detto che sarebbe stata fatta la nomina entro il Digital Venice e  il “non” averlo ancora fatto rivela quanto meno l’esistenza di una dialettica interna su una potenziale rosa di candidati.

Infatti, avendo organizzzato decine e decine di convegni uno degli elementi essenziali per la partecipazione è il programma e soprattutto sapere con un minimo anticipo chi sono i relatori più importanti e su che argomenti intervengono.  Inserirne uno nel convegno, appena inizia,  senza averlo “preannunciato” quanto meno è un autogoal organizzativo a livello congressuale e di partecipazione allo stesso.

Nominarlo “durante” l’evento sarebbe come metter un “hot spot europeo ” sul “ritardo” della nomina con un secco danno di immagine.

Ma vediamo come incide il passare del tempo della scelta con il valore finale della stessa. In teoria, per una scelta “ordinaria” il tempo di selezione è proporzionale, potenzialmente, alla qualità della scelta. In questo caso si ritiene che non lo sia ed anzi al prolungarsi dei tempi si rischia che il valore “complessivo” della scelta possa ridursi significativamente.

Infatti giova ricordare che il bando aperto ha previsto la pubblicazione sul sito del ministero di tutti i nominativi pervenuti. Senza il loro curriculum ne la loro proposta sintetica. Questo, grazie alla rete e ai noti meccanismi di condivisione, ha reso comunque tutti gli interessati  partecipi “de facto” della scelta e della valutazione anche perchè la maggior parte di questi ha un profilo articolato su linkedin e/o blog o siti nei quali si parla e si citano le attività fatte, etc.

Pertanto la nomina di una figura cosi importante, soprattutto con una procedura cosi “discrezionale” con il passare del tempo diventa sempre più la “non scelta” degli esclusi piuttosto che la scelta dello “scelto” e può fisiologicamente innescare tutta una serie di critiche e di opposizioni proporzionali, ovviamente, alla comprensibilità ed adeguatezza “percepita” della scelta. Le motivazioni che saranno allegate saranno fondamentali a tal fine.

In sintesi, dunque, il prolungarsi dei tempi “attuali” della scelta sembrano rilevare l’opportunità di più scelte secondo più dimensioni (immagine, estrazione, background, interessi, relazioni, tipologia d competenze, etc..) e la difficoltà  di una scelta che non sia fondamentalmente una secca negazione delle altre scelte producendo un bilancio complessivo fortemente negativo e di insoddisfazione e boomerang fra le tante energie che hanno risposto al bando suddetto.

In questo scenario l’aumento dei tempi aumenta le aspettative e le potenziali “pressioni” complessive e determina al termine un generale sentimento di insoddisfazione e delusione difficilmente compensato dalla felicità dell’eletto che statisticamente pesa meno dell’1/100 dei totali.

Infatti uno dei vantaggi delle “nomine dirette” era la capacità di limitare al minimo le aspettative dei “non nominati” . Infatti nelle forme più raffinate le valutazioni e le analisi del candidato prescelto erano spesso fatte “indirettamente” per non creare aspettative neanche al candidato stesso!

Di contro il “bando aperto” con criteri essenzialmente qualitativi crea molte aspettative e da la percezione a molti di poter partecipare ed avere la loro “opportunità”. Al di là di logiche possibili e probabili.

L’ironia è data dal fatto che questo approccio “aperto” viene fatto, spesso, per massimizzare non solo la trasparenza ma anche l’inclusione. Ad esempio l’iniziativa di chiedere a tutti di scrivere quello che pensavano della PA e la ricezione di decine di migliaia di email è stata una iniziativa ottima soprattutto considerando gli strumenti di gestione e di analisi “ex post” di tutto l'”arrivato” che hanno permesso valide sintesi ed aggregazioni di tutto quel contenuto pervenuto.

In questo caso, visto che il processo deve portare ad un scelta “individuale” si ha esattamente l’effetto opposto di “inclusione” di uno e di “esclusione” di 150 circa! Il fatto poi che i nomi dei 150 siano pubblici senza che lo siano i loro Cv ne le loro proposte aggrava la dimensione di potenziale  “esclusione percepita da se e dalla propria cerchia” e non permette dei meccanismi di crowdsourcing intelligente per la valutazione o convalida della scelta fatta.

Tale esclusione o sensazione di esclusione è peggiorata dal fatto che buona parte dei 150 nomi, oltre ad essere di spessore,  sono mossi dalla volontà di dedicarsi esclusivamente al tema apportanto il loro prezioso bagaglio di esperienza e di competenza e rinunciando pertanto ad altre realtà e situazioni “in essere” incompatibili con il ruolo.

Considerando le problematiche legali ed economiche, le complessità degli apparati della PA questo ruolo è sicuramente una “sfida” da affrontare con estrema motivazione, capacità di scelte coraggiose anche di discontinuità e con grande competenza non solo tecnica ma soprattutto manageriale, nella gestione delle relazioni con le persone, con le loro aspettative e speranze, con i loro contesti organizzativi e tecnici percepiti spesso semplici o complessi solo perchè “familiari” oppure no.

Si tratta di scalare “una vetta prestigiosa” e non certo di fare una “discesa libera di sci”. In tutte e due ci si può far male e si può trarre molto piacere ma gli approcci se non duali son sicuramente difformi!

La negazione dei 150 meriterebbe una spiegazione, una elaborazione che, comunque, non è detto che sia possibile in quanto i problemi sono multidimensionali e le scelte effettive da fare sono molteplici vista la complessità della materia. Con l’aggravante del “sospetto” dei molti che il prescelto possa risultare vincente nelle azioni future proprio grazie ai piani, ai suggerimenti, alle idee e alle proposte fatte pervenire conil curriculum vitae da tutti gli altri “esclusi”.

Infatti i 150 curricula sono stati inviati con altrettanti 150 piani sintetici ed idee di azione che tutti insieme costituiscono una incredibile risorsa di conoscenze, idee ed energie a disposizione “ora” per rivoluzionare l’Italia grazie al digitale.

Come ridare valore alla scelta nonostante il dilatarsi dei tempi?

Una via di uscita per una scelta che sia anche una sintesi illuminata è quella di un soggetto che prima ancora della scelta dia ampia disponibilità effettiva a valutare le tante proposte arrivate al fine di sceglierne almeno una trentina con un processo il più possibile condiviso e magari anche in parte aperto verso la rete (magari in crowdsourcing pubblicandole apertamente previo consenso ed ascoltando i pareri e le critiche). Tutto al fine di coinvolgere gli autori corrispondenti dando a loro compenso e riconoscendo pubblicamente il loro merito e credito a quanto proposto. In questo modo il soggetto suddetto potrebbe portare avanti un Piano di Piani con un aproccio “best in class” e di “piena inclusione tramite le idee e le proposte” pervenute.

Questo approccio avrebbe anche il vantaggio di “tener lontano”  i “primi attori” e/o tutti coloro che son mossi da piani ed obiettivi “non dichiarati” e/o comunque non presenti nel “piano formale allegato”.

L’Italia deve proteggersi e volersi bene. Deve saper fare scelte coraggiose e tutelarsi da coloro che vogliono occuparla dall’interno  per devitalizzarla. I tanti scandali nel settore ICT, il recente “Mose” ed  “Expo” che hanno dilatato i confini geografici della corruzione e della cattiva gestione ci sprona ad esaltare e selezionare con coraggio soggetti onesti ed “etici” che oltre alle tante esperienze e competenze “vantate” siano in grado di agire concretamente e in modo condiviso e trasparente nell’interesse del paese tutto.

Francesco Marinuzzi

 

 

 

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