money-06L’attuale sistema di tassazione diretta è basata su un sistema lineare o proporzionale che recepisce il principio che chi più guadagna più paga di tasse.

Sulle aliquote o sulla pendenza della retta si è da sempre discusso ma pochi sono stati quelli che hanno messo in dubbio la ragionevolezza della retta stessa per tassare la ricchezza in un contesto democratico.

Dico “contesto democratico” perchè in tali ambienti c’è, almeno sulla carta, un accento sul “popolo” e sul potere che dovrebbe avere nei processi decisionali più importanti: lo stesso sistema algebrico elettorale della mera somma dei voti per derivare l’interesse generale risente del suddetto principio.

Sappiamo bene quanti limiti abbia questo approccio e forse il suo unico vero vantaggio è quello di rendere teoricamente meno probabile l’affermarsi di sistemi dittatoriali che cosi tanto hanno ispirato, per contrasto, le costituzioni delle principali democrazie occidentali del dopo guerra.

Il tutto in chiave teorica perchè invero una forte concentrazione del potere economico può facilmente dare spazio allo sviluppo di regimi quasi totalitari che tendono ad inglobare in sè altri potere nati per loro natura indipendenti e di contrappeso quali, ad esempio, quello della stampa e quello giudiziario.

Pertanto il sistema democratico rivela una delle sue più profonde contraddizioni: da una parte predica i principi dell’illuminismo francese e la distribuzione del potere fra tutti i suoi cittadini, dall’altra permette lo sviluppo al suo interno di grandi poteri economici in grado, nei fatti, di alterare significativamente tale distribuzione del potere.

Le stesse autority di protezione della conccorrenza, delle telecomunicazioni, dell’energia e cosi via rappresentano più l’esigenza di controllare  e dominare in modo efficace l’eccessivo sviluppo di tale potere economico piuttosto che una soluzione al problema: i membri delle stesse sono emanazione del potere politico (eletti dal parlamento) e cmq sono persone fisiche con un orientamento, una storia personale e delle esigenze personali specifiche.

Il vero punto, dunque, non sono tanto le singole personalità abili e geniali in grado di sfruttare tale contraddizione quanto quella di escogitare nuovi sistemi “democratici” di protezione e di maggiore bilanciamento delll’equa distribuzione del potere fra i cittadini. Oppure, almeno, una sua distribuzione più trasparente.

Il tempo è maturo per questo dibattito perchè la crisi internazionale sta avvitando molte delle economie occidentali in una sorta di dilemma se è nato prima l’uovo o la gallina. Siccome c’è crisi, forte debito pubblico e necessità di rigore occorre aumentare le tasse, d’altra parte l’aumento delle tasse dirette ed indirette aumenta la recessione diminuendo il denaro circolante e questo peggiora la crisi e lo stesso gettito netto delle tasse verso lo stato. La diminuzione di qualche miliardo delle entrate non fa che generare esigenze di ulteriori tassazioni e cosi via in una spirale che rischia di far evaporare in pochissimo tempo tutta la ricchezza immobiliare delle famiglie italiane costituita più per una stabilità interna che per fini speculativi.

Ed eccoci allora arrivati alla soluzione qui presentata per controllare e limitare l’eccessiva concentrazione di ricchezza che può indurre un potere destabilizzante a livello democratico.

Ma prima di esporla esplicitamente facciamo una piccola parantesi sul valore aggiunto della ricchezza stessa.

Se ad una persona che ha 100 euro al mese gliene diamo  1.000 forse la lasciamo sopravvivere.

Se allo stesso soggetto gliene diamo 10.000 al mese lo facciamo felice ed in grado di vivere agiatamente con la sua famiglia.

Se allo stesso soggetto gliene diamo 100.000 al mese gli permettiamo non solo di esser felice ma di acquistare case, barche, aerei e quasi tutti gli oggetti sul mercato.

Vediamo dunque che nell’intorno del milione di euro all’anno la maggior parte delle persone riesce a soddisfare tutte le sue esigenze ed anche i desideri più costosi.

Ora prendiamo un soggetto che guadagna 1 milione di euro al mese. Se a questo gliene concediamo 10 al mese oppure 100 al mese non induciamo lo stesso effetto di “felicità” e di “promozione sociale” che abbiamo ottenuto aumentanto dell stessa percentuale il reddito di chi guadagnava 100 euro.

In sintesi la ricchezza è molto ambita ed ha un suo valore aggiunto che però decresce al suo crescere! Anzi, si potrebbe obiettare che dopo un certo limite ha un valore aggiunto negativo nelle spinte centrifughe che induce verso i partner di tali persone ricche, nelle spinte all’inazione e al vizio che induce nella prole che già odora l’eredità, nei rischi sulla sicurezza e nei rapporti in generale con tutti coloro che, invidiosi, voglino attingere a tale ricchezza. Non è un caso che i maggiori ricchi sentono il bisogno di creare delle Fondazioni benefiche che fanno veramente del gran bene in tutte le parti del mondo utilizzando la maggior parte delle loro ricchezze: si pensi a Bill Gate e alla sua fondazione Melissa & Gate fundation che ha dato recentemente centinaia di milioni di euro al Rotary per cofinanziare delle raccolte fondi volte a debellare la Polio nel mondo.

Ma arriviamo alla soluzione proposta.

Definire un sistema di tassazione che preveda una curva quasi piatta vicino allo zero per redditi “bassi” con valori, invece molto alti per redditi superiori a 1 milione di euro. Matematicamente può essere una curva quadratica o cubica o addirittura esponenziale ma di sicuro non una retta!

Per il calcolo esatto della curva e dei suoi coefficenti si potrebbe usare il seguente metodo: ipotizziamo la distribuzione della ricchezza fra i vari cittadini e calcoliamo quale è quella curva che permette di garantire una tassazione quasi zero alla maggior parte dei cittadini e lo stesso gettito complessivo generale.

Al proposito si consideri che tassare un soggetto che ha guadagnato 100 milioni per 90 milioni di euro equivale a tassare  90.000 persone che hanno guadagnato 10.000 euro per 1.000 euro. Si consideri inoltre che poi quei 90.000 1.000 euro sicuramente vanno in circolo nell’economia per comprare latte, pane ed altri generi di largo consumo dando ricchezza ad altri concittadini mentre quell’unico guadagno di 90 milioni di euro quasi sicuramente prende il largo verso paradisi tropicali e/o l’acquisto di proprietà estere. Ora qui viene fuori la magia della ricchezza che se circola si moltiplica magicamente!

Un esempio limite: l’isola sperduta nel pacifico.

Ad esempio se fossimo in mille  su un’isola sperduta dell’oceano e Mario guadagna 100 milioni di euro mentre gli altri zero, se Mario sotterra il suo tesoro alla fine il reddito medio del paese-isola è di 100.000 euro con 999 persone (la quasi totalità) in stato di assoluta povertà (reddito zero). Se invece Mario, magari perchè soggetto a questa nuova tassazione democratica, da 90 milioni (in forma di tasse che diventano prodotti/servizi o in termini di lavori dati o acquisti di beni e servizi degli altri) agli altri ecco che allora tutti vedrebbero circa 90.000 euro di reddito procapite effettivo e lui Mario comunque 10 milioni di euro. Se poi questo atto fosse pubblicamente premiato tutti i 1.000 cittadini gli sarebbero riconoscenti, e probabilmente lo eleggerebbero a loro leader. Lui stesso camminerebbe con maggiore tranquillità nell’isola e vivrebbe in un contesto meno ostile.

Continuiamo il ragionamento di prima dell’esempio.

Ovviamente si presuppone l’assenza di elusione ed evasione fiscale. Altrimenti sono da introdurre opportuni correttivi al riguardo del tipo: se il tuo tenore di vita è congruo con quanto dichiari di guadagnare puoi utilizzare tale sistema altrimenti si applica il “vecchio”.

Il fatto che la maggior parte dei cittadini non si troverebbe a pagare le tasse porterebbe ad un aumento del denaro circolante per acquisti di beni e servizi (che non è vero per chi guadagna milioni di euro che tende a mettere sotto terra o sotto mari tropicali ed esotici) danto un segnale di ripartenza all’economia.

Inoltre tali filantropi di “stato” dovrebbero essere oggetto di onorificenze, manifestazioni pubbliche di stima e gratitudine che potrebbero scontare anche ed indirettamente socialmente o politicamente. Ma un conto è esser votati perchè stimati dai più come brave persone, un conto è esser votati perchè praticamente si è comprato il voto dei cittadini offrendogli utilità a corto raggio o manipolando la comunicazione e la loro visione del mondo. C’è una differenza abissale dal punto di vista etico e del metodo. Ma comunque non si perderebbe l’incredibile capacità gestionale ed organizzativa di tali soggetti che sarebbe indirettamente prima, e direttamente dopo, messa al servizio della comunità in un gioco di squadra.

Tali argomentazioni andrebbero articolate in modo simile per le tassazioni relative ai soggetti giuridici (società) dando il giusto peso all’effettiva ridistribuzione di ricchezza e di lavoro che inducono sul territorio italiano.

Oggi in Svizzera ci sono delle città, ad esempio Friburgo, Zug o Glaris nei quali sembra sia possibile contrattare l’aliquota di tassazione che si avrà applicata sulla società a fronte dell’offerta di posti di lavoro locali. In questo modo molte multinazionali mettono il loro quartier generale o holding lì pagando sul 90% dei profitti meno del 10% di tasse  (mediamente l’8%) mentre lasciano alla tassazione del singolo paese, Italia compresa, il 50% del solo 10% rimanente! Cercate pure su internet “società famose svizzera” su google e sarete stupiti!

Alcuni manager raggiungono con l’elicottero la loro sede di lavoro in italia per mantenere la residenza in Svizzera.

Non essendoci il riconoscimento pubblico del loro poter essere grandi benefattori (anche a livello societario) cercano di ottimizzare i costi all’interno del sistema attuale di regolamentazione e dunque non sono biasimabili, anzi.

Dipoi se la ricchezza risparmiata è utilizzata nell’attività per farla ingrandire e sviluppare è un conto, altro è se è drenata sistamaticamente da qualche famiglia per portala all’estero in cassaforti esotiche.

Il discorso sarebbe da articolare maggiormente ma penso che il suo senso generale sia stato dato….la palla è stata lanciata!

PS Qualcuno potrebbe dire “Ma dov’è l’ICT?”. E’ in tutta la proposta che trova la sua fattibilità proprio perchè ormai la ricchezza e il denaro sono già digitali e dunque tracciabili. Il sistema attuale trova la sua forza nella semplicità di applicazione anche con una minima capacità elaborativa. Questo proposto, invece, può essere articolato e complesso in dialettica con l’effettivo stato dei flussi economici del paese.

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