bilancia law

1. ) IL PRIMATO DEL DIRITTO.

In Italia abbiamo una forte tradizione e cultura giuridica dai tempi di Giustiniano e dell’Impero Romano. La cultura latina ha dato molto in termini di civilizzazione e ancora oggi nei luoghi decisionali pubblici abbiamo moltissime figure con un background formativo prevalentemente giuridico.

Il sistema giuridico è la “libertà realizzata” ed è alla base della morale ed etica di un popolo: un ruolo, pertanto, fondamentale e cruciale nella vita dello e nello STATO.

Il diritto regola la proprietà, delle persone con le cose attraverso il contratto che ha appunto come oggetto una “cosa esterna” alle volontà delle parti.

Potremmo continuare ma già da queste due ultime affermazioni si percepisce la centralità e criticità del diritto nella regolazione delle volontà e del loro rapporto con le cose del “mondo”.

La conoscenza dello stesso e soprattutto delle varie fattispecie contrattuali è pertanto sicuramente un elemento indispensabile nei posti di responsabilità.

2.) IL PRIMATO TECNICO/DIGITALE.

Negli ultimi 10, 20 anni si è affermato con prepotenza e con una velocità esponenziale, dunque sempre maggiore, il mondo digitale che ha ormai “invaso” e compreso ambiti della società fino a poco impensabili. La propria reputazione sociale, la propria identità giuridica ed economica, i propri affetti, la nostra comunicazione passano sempre più per social network, firme digitali e PEC, conti bancari online, foto e filmati digitali, telefonate o messaggio via cellulare od internet. Ogni 18 mesi la velocità di trasmissione delle informazioni raddoppia a parità di costo e stesso circa dicasi per la capacità elaborativa. Questa digitalizzazione impressionante e rapidissima sta ridefinendo il mondo e quanto percepito come reale o “le cose” che lo popolano, lo spazio del possibile rendendo fattibile quello che fino a ieri non lo era e fino a qualche anno fa era addirittura impensabile!

Si frantumano le identità individuali nei tanti profili e nelle tante proiezioni digitali generando spesso contraddizioni e tensioni esplosive, nascono nuove “cose” con una anima digitale che segue una logica di “tutto in uno”, “uno in tutto”. In uno spazio inferiore ad una unghia possiamo avere sistemi di tracciamento o di riconoscimento delle persone e degli oggetti che interagiscono tramite reti senza fili con elaboratori centrali aventi milioni e milioni di dati generando una distribuzione ubiqua dell’intelligenza elaborativa.

Occhiali in realtà aumentata, orologi “smart”, palmari e telefonini, sensori per l’internet delle cose, etc….insomma il mondo si sta velocemente popolando di tutta una nuova serie di cose che segue una LOGICA del tutto differente da quella “tradizionale” delle cose fisiche fatte da atomi.

Ad esempio nel mondo digitale cancellare è difficilissimo, copiare immediato. Garantire la massima autenticità e riservatezza implica moltiplicare e diffondere l’informazione nello spazio vicino a tutto ma lontano “nel tempo” con meccanismi di crittografia. Il costo basso è spesso sinonimo di qualità ed affidabilità. Tutte dinamiche non ovvie per chi è abituato alle cose fisiche tradizionali e ai sistemi di regolamentazione.

Pertanto chi non capisce o sa comprendere le logiche e le dinamiche e, oserei dire, l’ontologia e genesi dell’esser digitale,  appare come un cieco in un mondo pieno di colori sgargianti e brillanti.

Il mondo digitale ridefinisce ogni giorno lo spazio delle cose esistenti e delle azioni possibili oggetto della volonta delle parti.

 2.1) LE MILLE CONTRADDIZIONI

Moltissime delle contraddizioni, degli insuccessi, dei problemi e delle complessità attuali derivano proprio da una carenza culturale di consapevolezza congiunta delle dinamiche illustrate nei due punti precedenti. Si pensi alla privacy. Da una parte con una approccio fortemente giuridico, qui in Europa, si adotta una legislazione fortemente penalizzante e restrittiva nella gestione dei dati personali che rende addirittura complesso contattare dei clienti per offrire dei servizi senza il previo consenso, con penali e multe molto significative, dall’altra milioni e milioni di nostri cittadini tutti i secondi condivido e “cedono” i diritti d’uso delle proprie foto anche più personali, dei propri filmati, dei propri commenti, della propria posizione nel mondo, dei propri acquisti, delle proprie scelte, dei propri pensieri e problemi rappresentati nelle ricerche fatte in rete alle società che gestiscono a livello globale tale livello digitale ormai omnicomprensivo (Facebook, Google, Apple, Microsoft, et alt..). Una situazione del tutto schizofrenica.

Non si è capito affatto che il vero patrimonio, nuovo capitale MODERNO, e nuova MONETA sta nelle scelte comportamentali degli utenti opportunamente filtrate ed aggregate digitalmente. Con la “demonizzazione” giuridica dei propri dati comportamentali si è creato un regime di “repressione” e di “sottoutilizzazione” autolesionistica europea del proprio capitale sociale comportamentale e si è lasciato pensare ai nostri concittadini che tale dato è “sacro” e “inviolabile” mentre il valore è solo nella “moneta” stampata dallo stato. Salvo poi permettere e tollerare che tutti tali dati siano sistematicamente tracciati e aggregati dalle multinazionali estere soggette anche a possibili usi “deviati” come lo scandalo DATAGATE ha insegnato al mondo intero.

Invero ogni cittadino dovrebbe poter “spendere” come “moneta” i suoi dati comportamentali con metriche adeguate al servizio ricevuto e beneficio generale. Ma il discorso sarebbe lungo e qui non è il topic del punto.

Altre contraddizioni emergono quando vengono emessi Codici tipo il CAD Codice dell’Amministrazione Digitale che impongono o affermano tutta una serie di “diritti” o di “doveri” senza valutarli e calarli nello spazio della “fattibilità” tecnico/economica che, come dicevamo prima, è soggetta ad una forte variabilità nel tempo. Si parlava di 30 milioni di carte di identità digitali. Ma quanto costa e perché non passare per i 70 milioni di SIM già esistenti?

Il Kenia con la moneta m-pesa distribuita e scambiata via SMS ha dimostrato “sul campo” quanto detto e scritto qui in Italia da me da almeno 15 anni come soluzione economica, fattibile ed efficace per una maggiore redistribuzione sul territorio della ricchezza aumentando trasparenza e abbattendo criminalità e riciclaggi. Certo li nella “fattibilità” del progetto non avevano il peso della “normativa di regolamentazione bancaria” che qui ha inciso in modo sostanziale e negativo. Potremmo continuare.

2.1) AGID e il ruolo di DIRETTORE GENERALE

Questa struttura che eredita i compiti delle sue precedenti fin a partire dall’AIPA ha da statuto tutta una serie di compiti e ruoli molto importanti e delicati connessi con la digitalizzazione della PA. Pertanto sicuramente è chiamata a svolgere un ruolo di “frontiera” e di “innovazione” facendo tutti i giorni i conti con le dinamiche suddette. Se ne analizziamo la storia e quanto fatto sicuramente ha avuto momenti di eccellenza nella dimensione dei DIRE del NORMARE ma molti soggetti si sono storicamente lamentati nella dimensione del FARE o dell’indurre effettivi cambiamenti. Qui non si vuole fare un “gioco” delle colpe e probabilmente la stessa struttura AGID ha subito nel suo dimensionamento della contraddizione appena detta nel punto precedente. Tantissimi compiti e doveri dal punto di vista “normativo”, minime ed inadeguate risorse economiche ed umane rispetto agli impegni. Ai sensi dello statuto il Direttore è chiamato ad attuare con le tecnologie le linee di indirizzo del Comitato da lui presieduto e pertanto deve saper nuotare in questo contesto “digitale”. Nel recente convegno sulle Smartcity del 24 giugno ho avuto modo di dire quanto nel video seguente.

3. L’OBIETTIVO PRIMARIO DEL FARE E DELL’INNOVARE CAMBIANDO

In sintesi, ritornando al titolo di questo post da “caffè IT” sul primato giuridico o digitale possiamo dire che molto dipende dall’obiettivo che ci si pone e dal contesto in cui si opera.

Se il contesto è prevalentemente “digitale” e l’obiettivo è quello di cavalcare e dominare le onde e le grandi economie di scala delle principali innovazioni su scala mondiale la competenza  digitale è una condizione “sine qua non”. Altrimenti il disastro economico e non solo.

Ad esempio un approccio giuridico al vertice per risolvere un problema di perseguimento della evasione fiscale immobiliare potrebbe incaricare un consulente esperto o delle società tecniche per il tracciamento aereo del territorio, società che sarebbero molto liete di farlo con grande plusvalenza magari in accordo con il consulente solo apparentemente indipendente con aggravio di costi di progetto e gestione della soluzione nel tempo NOTEVOLISSIMI. Occorre, in teoria, far alzare degli aerei, degli elicotteri, fare le foto, aggregarle, organizzare, etc. Ovviamente il profitto privato è fondato e proporzionale all’asimmetria informativa fra fornitore e committente.

Altrimenti un approccio digitale al vertice di persona che conosce le dinamiche e le economie di scala ordina al personale sottoposto di utilizzare le mappe di Google e magari anche quelle di Apple e di altri a “contro prova” per verificare l’evasione esistente con l’azzeramento di tempi e costi di molte fasi del progetto.

Qui l’esempio è volutamente “ovvio” affinché fosse facilmente comprensibile ma quando le questioni sono molto più tecniche e si parla di programmi sorgenti, compilati, documentazione, algoritmi etc se il vertice non ha avuto una solida formazione tecnica e digitale difficilmente potrà colmare l’asimmetrica informativa suddetta e dunque i costi e i tempi del progetto.

In sintesi si è fortemente convinti che se si vuole finalmente innovare la PA e il sistema ITALIA occorre cambiare l’approccio e il mix giuridico/tecnico selezionando persone ai vertici “abilitate” (1)  e tecniche alle quali poi affiancare validi consulenti giuridici e di contrattualistica e non viceversa.

Francesco Marinuzzi

Nota (1) La formazione accademica formale per il mondo digitale può essere ingegneristica o informatica, tant’è che entrambe abilitano all’esame, appunto, dello STATO, per il settore dell’ingegneria dell’Informazione ai sensi del DPR 328/2001

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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