E’ notizia dell’altro giorno l’adozione anche da parte dell’Interpol dell’approccio a “crowdsourcing” per uno dei suoi processi più critici: la cattura dei ricercati più pericolosi.

Ma ecco la notizia:

9 luglio: INTERPOL global hunt for fugitives advances with public help

LYON, France – INTERPOL and its member countries are following up on information provided by members of the public following an appeal for their assistance in locating international fugitives wanted for serious crimes including murder, rape, child sexual abuse and human trafficking. Since the call for public assistance on Monday 5 July, a further seven individuals have been arrested or located under Operation Infra-Red (International Fugitive Round-Up and Arrest – Red Notices) bringing the current total to 114.  Launched on 3 May, operation Infra-Red is targeting 450 convicted or wanted persons worldwide identified by the 29 participating member countries. In addition to the 114 individuals located or arrested, new information on 323 of the cases has also been provided to INTERPOL, including possible locations, travel details, photographs and telephone numbers.

Non trovate sorprendente che una delle attività più ritenute “sofisticate” e “delicate” potesse trovare grande giovamento dall’approccio in crowdsourcing?

Qualcuno potrebbe dire che fin dal periodo del farwest venivano apposti i cartelli “wanted” per aiutare lo sceriffo ma in quest’epoca globalizzata di social network i contesti di azione sono mutati radicalmente e la rete sociale stessa può diventare la trappola se non addirittura la stessa sanzione: se per qualche scherzo di un hackers venisse sostituita la foto di un pluriricercato con la vostra andatelo a spiegare a tutti i vostri amici in rete…sicuramente verreste trattati come “soggetto molto pericoloso” anche se giuridicamente siete immacolati.

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